Voci dal silenzio Storie arcobaleno ai tempi del coronavirus



L’Italia sta attraversando giorni difficili. Le dinamiche sociali e la vita affettiva e sessuale delle persone
LGBT+ ne sono state influenzate, così come l’attività delle associazioni sul territorio.
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In un momento come questo, la condivisione è più importante che mai. Per questo, All Out – un movimento globale per i diritti LGBT+ –
ha chiesto alle persone LGBT+ in Italia di raccontare come le loro vite sono cambiate a causa del coronavirus.
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Abbiamo ricevuto tante storie di speranza e solidarietà, ma anche di paure e solitudini affrontate con creatività.
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Guarda i loro video, ascolta le loro voci, leggi le loro parole. Basta scorrere verso il basso.

E, se non lo hai già fatto, racconta anche tu la tua storia! Basta condividere questa pagina
sui social media scrivendo la tua storia nel post, taggare All Out e usare l’hashtag

#StorieArcobaleno



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Non posso nascondere che la mia salute mentale si stia deteriorando ogni giorno, ogni ora di più. Per me stare chiusa in casa contro al mio volere si sta rivelando più difficile di quel che immaginavo: in ogni momento di silenzio e stallo, la mia mente non fa che bisbigliare di continuo tutto quello che dovrei fare e dovrei essere, ogni mio dubbio e paura riaffiora e mi immobilizza, pietrificandomi in casa. Se non esistesse internet, o quantomeno il telefono, non avrei mai una pausa dalla mia testa e dai pensieri negativi con cui continuo a martellarmi. Le pause fra le chiacchierate e "le attività sociali" online per me sono fatali: ogni momento di solitudine è un altro rosicchiare delle paranoie, che si insinuano facendomi credere di essere odiata da tutti i miei amici, di essere un peso costante per loro… e non vedono l'ora di chiudere la chiamata o di smettere di messaggiarmi. Poco prima della quarantena avevo trovato una valvola di sfogo momentanea che mi rendeva felice: esibirmi alle serate LGBTQ+. Mi sentivo a casa in quei momenti, mi sentivo in un momento in cui alcune delle mie stranezze venissero accettate, ma questo virus mi ha tolto anche questo. Come se non bastasse, temo anche per la mia costituzione debole, e la mia ossessione per l'essere ammalata mi fa pensare in ogni istante di essere ad un passo dalla terapia intensiva o, peggio, di essere portatrice sana. Il terrore di ingrassare è costante, ogni volta che una lenticchia viene schiacciata tra i miei denti mi ricorda che io mi meriterei di essere nutrito solo da pane e acqua, come un carcerato di due secoli fa. Cerco di distrarmi, di fare qualcosa che mi diverta e che mi faccia scordare chi sono, tento di dissociare ogni istante della mia quarantena. Piango per l'ennesima volta, finisco la terza confezione di cartine e mi infilo sotto le coperte. I miei parenti all'estero mi chiamano preoccupati, poco fiduciosi verso gli italiani nel loro trattamento verso di me, e spaventati dalla situazione. Loro dicono che si comporteranno come quando c'è stata la guerra, razionando e scappando da ogni essere umano. Prendo le loro considerazioni con umorismo, li ringrazio per avermi chiamato e per essersi preoccupati pur essendo tanto lontani. Per fortuna ho degli amici (che nonostante le mie paranoie cerco di convincermi che loro ci sono davvero), e per fortuna sono riuscita a tornare da mia madre, così da avere lei e i miei morbidi gatti accanto, e una ottima connessione internet.
ALTEA, COCCAGLIO


Poco prima della quarantena avevo trovato una valvola di sfogo momentanea che mi rendeva felice: esibirmi alle serate LGBTQ+. Mi sentivo a casa in quei momenti, mi sentivo in un momento in cui alcune delle mie stranezze venissero accettate, ma questo virus mi ha tolto anche questo.



Il codiv-19 è piombato nelle nostre vite in modo inaspettato: la sensazione di un problema molto lontano geograficamente si è presto concretizzata in una situazione che ha sconvolto radicalmente le nostre vite. Personalmente ho compreso fin da subito che per affrontare al meglio la quarantena mi sarei dovuto concentrare il più possibile sul mio microcosmo: le mie passioni, la mia salute mentale, la lettura, i videogame e lo studio, perché sono consapevole che se non godessi di un buon equilibrio, non potrei essere di aiuto a chi mi sta attorno. Sto cercando di essere di supporto a tutte quelle amicizie LGBT+, e non, che credo possano avere bisogno del mio supporto, vivendo in una situazione economica o familiare meno fortunata della mia. Nonostante io stia riuscendo a rimanere sereno e lucido la maggior parte del tempo, a volte mi fermo a riflettere su quanto sia facile abituarsi: abituarsi a non poter più uscire liberamente, abituarsi a non godere di certi diritti sempre dati per scontati. Mi rendo conto che quando la situazione tornerà in uno stato di normalità, semmai accadrà, noi persone LGBT+ non dovremo abbassare la guardia, perché in contesti di forti tensioni politiche e di grandi cambiamenti economici e sociali, purtroppo, spesso le necessità e i diritti delle minoranze vengono presto dimenticati e messi da parte.
ANDREA, VENEZIA

Questa prigionia ha cambiato sicuramente la mia vita. Ho un compagno, marito, e mi considero fortunato perché, in due, la giornata in casa passa più serenamente. La cosa che mi manca è sicuramente uscire, vedere gli amici, una birra...cose veramente banali. Il lavoro si è bruscamente bloccato ma oggi, 26 marzo, è ricominciato anche se in maniera ridotta. Questo virus mi ha creato un ansia di fondo che mi fa percepire il prossimo come una sorta di nemico, da evitare, e sinceramente sarei voluto rimanere a casa invece di tornare a lavorare, facendo un lavoro a contatto con il pubblico.
SANDRO, ROMA


Vedo gente con la mascherina e penso che di maschere ne ho messe tante, per nascondere il fatto che mi siano sempre piaciuti ragazzi e ragazze.


Credevo che il 2020 sarebbe stato l'anno del mio Coming out, mai avrei pensato che sarebbe stato anche quello del Coronavirus. Due cose difficili, da affrontare. D'improvviso cambia tutto. Ti ritrovi spiazzata. Tesa. Incapace di comprendere cosa sia meglio fare, come sia meglio agire, che cosa penseranno gli altri. Vedo gente con la mascherina e penso che di maschere ne ho messe tante, per nascondere il fatto che mi siano sempre piaciuti ragazzi e ragazze. Ora non ne ho più. Ora tutto è venuto alla luce. Era il 14 febbraio 2020. San Valentino. Il giorno che a me ha sempre portato sfiga, quindi la carrellata di urla, pianti, recriminazioni, domande e offese diciamo che forse potevo immaginarla. Cambia tutto, cambi tutto. Cambia la vita, proprio come con il virus. All'inizio sembra un dramma, poi piano piano cominci ad abituarti. Quello che non ti uccide ti rende più forte, e io sono qua, nonostante quel giorno abbia pensato seriamente al suicidio (come posso vivere in una casa dove mi trattano così? Che cazzo ho fatto, io, di male?!). Una settimana intera, c'è voluta, prima che ricominciassimo a parlare. Io la chiamo la mia personale quarantena, perché non ho potuto far altro che barricarmi dentro me stessa e cercare di affrontare il male. Come sempre, come ho sempre fatto. Poi la quarantena è diventata reale, comune, per tutti. Il nemico è lì fuori, ti impedisce di respirare. Come le parole cattive, che ti serrano la gola e ti lasciano senza energie, senza nulla, senza fiato. Anche quelle, però, lasciano il tempo che trovano. Come il virus, che prima o poi passerà. Domenica scorsa intanto è già successo un miracolo. 'Se ragionassimo tutti come te, il mondo sarebbe un posto migliore mi ha detto mia nonna. Io sono rimasta zitta, ma dentro di me ho pianto. Di gioia, stavolta. Era dal giorno del mio coming out che non la sentivo così vicina. Anche a due metri di distanza.
NICOLE, PADOVA

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Io svolgo da circa tre anni, l'attività di operatore socio sanitario, con attestato dallo scorso anno. In questo preciso istante lavoro presso una RSA, residenza per anziani – molto blindata – a causa delle restrizioni previste dal PDCM dello scorso 04 marzo. Casa e lavoro, ma una volta alla settimana mi reco al supermercato per la scorta viveri. Cosa è cambiato? Molto sul piano sociale, professionale e politico sia a livello nazionale che transnazionale, sul piano personale, l'esistenza prosegue con i dilemmi e le difficoltà di ogni giorno, ma anche i lati positivi che l'attività di assistenza offre sul piano del rapporto con le persone, le loro esigenze, il momento ultimo della loro lunga vita (pensate agli ultra-novantenni). A parte l'attività professionale, sono molto attento a ciò che sta accadendo là fuori, attraverso le pagine delle agenzie e i canali all news delle svariate reti televisive pubbliche e private – in particolare, seguo molto l'informazione radiofonica (DAB - streaming - SKY). Detto questo, come persone facenti parte della galassia LGBT, sappiamo e comprendiamo questo difficile e drammatico momento che vivono le persone che sono contagiate dal coronavirus e quelle che sono state contagiate e che purtroppo sono decedute: mi ricorda molto gli anni Ottanta del Novecento quando la comunità omosessuale venne colpita dall’AIDS.
GUALTIERO

Prima uscivo un po' di casa e potevo evitare mio padre, che non è la persona più liberale che io conosca.




Prima dell’epidemia ero poliamorosa e pansessuale. Dopo, sono rimasta queste cose. Ho una fidanzata e adesso ci sentiamo su Discord molto spesso. Infatti, viva discord, lo consiglio a tutti. Mi sono scritta le cose che volevo dire, perché se no mi dimentico tutto. Prima uscivo un po' di casa e potevo evitare mio padre, che non è la persona più liberale che io conosca. L’ultima volta che l’ho vista, la mia fidanzata, abbiamo giocato a DMB, poi siamo tornati a casa e adesso non la vedo da allora , ma mi arrivano un sacco di news. E per il resto, the same, molto the same.
MANUELA, MODENA


Ciao. Allora, io sono Marcello. Cosa è cambiato? È cambiato tanto perché io il lavoro su un’ambulanza, sono un operatore di ambulanza. Sono un autista soccorritore e chiaramente cambiamo protocolli ogni giorno e la paura è tanta. La paura di prendere il contagio è tanta. Dal punto di vista della mia vita privata, è cambiato il fatto che dover stare chiuso in casa diventa veramente difficile e pesante. Non soltanto il mio compagno ora vive in un'altra provincia e essere lontano da lui è veramente, veramente pesante. Aveva imparato ad usare le videochiamate di WhatsApp, per cui tutti i giorni ci facciamo un paio di video chiamate così da poterci vedere e poterci salutare e abbracciare. Ciao ragazzi, in bocca al lupo a tutti noi, noi ce la faremo.
MARCELLO, PROVINCIA DI TRENTO





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#StorieArcobaleno

Lavorando per un servizio essenziale continuo a lavorare, alternando lavoro da casa all'ufficio con due rientri a settimana. Cammino per andare al lavoro al posto di prendere i mezzi, vivendo da solo ci sentiamo molto di più con la famiglia.
OLMO, TORINO

Mi sto costruendo delle abitudini chiuso a casa. Sono un attivista studente e disoccupato, la maggior parte delle mie attività sono riunioni ed eventi e quindi stare chiuso a casa mi ha reso totalmente privo di impegni.
ANDREA, BOLOGNA

Sono a casa, occupandomi di cose creative non necessito di uscire, ma mi mancano tutte le mie collaborazione nel settore culturale e la vita sociale nelle associazioni, anche GLBT. Sono inoltre disgustata da queste crociate contro chi esce per farsi un giretto, a quanto pare certa gente è sempre in cerca di qualcuno da odiare. Stavolta con il beneplacito delle istituzioni.
ELENA, TORINO

Sono una bisessuale non dichiarata, con la famiglia. Gli amici, quelli veri lo sanno tutti. Non dico niente alla mia famiglia, perché vedo cosa dicono di quelli che non sono come loro. E soprattutto come lo dicono. Spero di trovare presto il coraggio, la forza, di buttare fuori quello che ho dentro.
F., FIRENZE

Per la prima volta dopo 40 anni sono separato dal mio compagno, ma con un gatto. Fortunatamente esistono le videochiamate che ci rendono un po’ meno soli e grazie a Zoom ho potuto partecipare a una reunion con i miei amici Sentinelli. Esco una volta a settimana per fare la spesa e per il resto riordino cose che non ho mai avuto il tempo di guardare, leggo, guardo la TV e i social a cui sono iscritto. Nulla di particolare, ma da settantenne cardiopatico la prendo molto sul serio la segregazione e mi fanno rabbia i miei coetanei che se ne fregano.
GIANCARLO, SESTO SAN GIOVANNI

Vivrei in una bolla di ansia costante, se non avessi un sacco di passioni creative. La maggior parte di esse sono anche aspetti della mia vita lavorativa, che purtroppo è in pausa e da freelance è un grosso problema. Per fortuna ho dei genitori fantastici, che nonostante la mia età, non esattamente giovane, mi aiutano a sopravvivere a distanza.. dannata distanza.. non li vedo da Natale, loro sono in Brianza. Dannata distanza.. 2 giorni prima che la Lombardia diventasse tutta zona rossa ho conosciuto un ragazzo, una bellissima persona con la quale avrei voluto iniziare una frequentazione, ma io sono in Veneto. Dannata distanza.. Non ci pensi a quanto sia realmente 1 metro fino a quando non trovi per caso al supermercato i tuoi migliori amici e non puoi avvicinarti; ti si riempie il cuore nel vedere una faccia amica, ma devi stare distaccato.. ok ti chiamo dopo. Famiglia lontana, gli amici non li posso frequentare, il lavoro in pausa, sono single e vivo da solo. Torno a lavorare a maglia, a ricamare, a cucire, a scrivere, a leggere, a guardare Netflix, a fare foto per Instagram, a mixare un po' di musica per i miei fan, a chiacchierare su Jitsi, ma tutto per non pensare e non farmi venire l'ansia, perché appena mi fermo lei, quella stronza, arriva.
SIMONE, VERONA

Sono in disoccupazione dopo 12 anni di lavoro nel sociale, avevo deciso di cambiare e volevo iniziare a lavorare nella ristorazione nel periodo estivo: avrei dovuto iniziare ad Aprile…
CARMINE, TORINO

Ciao, sono Laura e sono etero. Mi piace interagire con le persone, di qualsiasi orientamento sessuale, perché credo che l'amore non può avere confini soprattutto quando è sincero. ❤️❤️
LAURA, ROMA

Tutto bene. Mi sono rimessa in una chat per conoscere qualcuno e scambiare due parole in attesa che tutto torni alla normalità.
MARIA, TORINO

Dannata distanza.. Non ci pensi a quanto sia realmente 1 metro fino a quando non trovi per caso al supermercato i tuoi migliori amici e non puoi avvicinarti; ti si riempie il cuore nel vedere una faccia amica, ma devi stare distaccato.. ok ti chiamo dopo.


Carissimi, non faccio parte della comunità, ma mi sono registrato al sito per conoscere e condividere criticità e speranze di una minoranza troppe volte osteggiata.
Ieri sera con i miei tre figli, studenti universitari, ho visto, per loro era la prima volta, il film “indovina chi viene a cena”. Come per i genitori del film anche noi a casa abbiamo sempre cercato di insegnare il rispetto per ogni persona, la sua non discriminazione e l’impegno per pari dignità e diritti. Ho partecipato l’anno scorso, per la prima volta al Gay Pride a Vicenza con grandissima gioia: la cosa più bella da vedere era la partecipazione di una marea di giovani, cioè la presenza del nostro futuro. Colgo l’occasione della richiesta di condivisione per esternarvi queste poche parole. Saluti
ANTONIO, VICENZA



Vivo nella mia casa da recluso, come tutti, in un paesino alle porte di Genova. La mia attività professionale, si è ridotta, per non dire azzerata. Io faccio il giornalista, mi occupo di viaggi. Avevo in corso una serie di presentazioni del mio ultimo libro, «Giro del mondo in ottanta Paesi» che sono ovviamente tutte bloccate. La mia vita coniugale, perché sono sposato con un compagno, è sempre normale e non ha subito alterazione, come invece la mia vita pubblica che è praticamente azzerata. Che dire bisogna resistere e aspettare che il coronavirus ci lasci.
PIETRO, PIEVE LIGURE

Mi manca la sua pelle. Il suo sguardo.

È come restare in attesa che qualcosa accada. Fermo o giù di lì, non ho mai desiderato così tanto andare in ufficio. È strano, ti senti quello che non può essere toccato, agli occhi del mondo lo siamo. Vivo le restrizioni condividendo il momento con i miei genitori, in realtà faccio la spola. Penso alla loro spesa e sono il loro unico contatto esterno, e poi il giretto con il mio amico peloso. Il mio compagno abita a 40 km, solo messaggi... E i messaggi sono sempre stati fonte di litigio Sopravviveremo? Quello che manca della situazione è la certezza di poter uscire di casa, banale? Può essere, per noi la libertà (o qualcosa di simile) era normalità, che poi spesso diventava banalità. Mi manca la sua pelle. Il suo sguardo.
STEFANO, BUCCINASCO

Tutto molto duro. Proseguo il lavoro da casa, in totale isolamento, con i miei genitori. Esco solamente nel mio cortile per poter prendere aria e far due passi. Per il resto niente incontri e nessuna attività. Isolato nella mia casa fuori dal paese. Chatto con gli amici e a livello di relazioni sessuali quindi non c'è nessuna possibilità.
EZIO, TRENTO
Ho 48 anni, sono gay e ho una relazione stabile con un mio coetaneo, Beppe, da tredici anni. Nonostante il lungo tempo trascorso dall'inizio della nostra storia, la nostra convivenza è ancora parziale, per motivi legati al lavoro e alle nostre famiglie di origine. Non si tratta di problemi legati alla visibilità o all'accettazione. Al contrario, entrambi facciamo parte integrante, con pieno riconoscimento del nostro ruolo, del reciproco tessuto famigliare e sociale. Nei mesi precedenti alla pandemia, stavo affrontando una grave crisi legata all'impossibilità di realizzare il mio desiderio di sposarci e di costruire una progettualità nostra, senza escludere i nostri entourages, ovviamente. Ho preso, con una certa violenza, consapevolezza che la mia aspettativa non poteva diventare realtà. Non ancora. Eppure, la aspettavo e rimandavo da tanto tempo. In un certo senso, stavo vivendo un lutto che risuonava con altre emozioni correlate alla perdita di persone che amavo e che se ne sono andate presto, senza conoscermi bene. Mio padre, per esempio. Adesso, i 200 km che abitualmente ci separano per una parte della settimana sono diventati la distanza costante e obbligata tra di noi. La nostra vita di coppia, già messa alla prova da questi vissuti, adesso è in un certo senso sospesa, come la vita di molti o di tutti. Credo che avremo l'equilibrio emotivo di non perderci, ma ho un po' di paura: non credo che tutto passerà senza produrre dei cambiamenti.
FABIO, TORINO

Ho telefonato alle vicine proponendo di fare la spesa anche per loro! Erano così contente!

Io e mia moglie viviamo in un grosso condominio, non ci conosciamo tutt*, ci si saluta appena. Da non molto abbiamo conosciuto meglio le dirimpettaie: un'anziana donna e sua figlia, entrambe hanno vari problemi di salute e di mobilità. Qualche giorno fa abbiamo deciso di ordinare dei prodotti a domicilio provenienti da produttori locali: uova, verdura, formaggi. Ho telefonato alle vicine (anche se ci separa il pianerottolo, ho preferito essere prudente vista la loro precaria situazione) proponendo di fare la spesa anche per loro! Erano così contente! Credo che la felicità nascesse non tanto per la spesa in sé, ma per il fatto che abbiamo avuto un pensiero gentile.❤️❤️
LAURA, VERONA

Bene ..sto in casa..sono sola
ELDA, ASTI

Sto molto più a casa. Essendo pensionato, occupavo il mio tempo con tante iniziative che, per ora, ho sospeso. Ho la fortuna di avere un bel giardino, a cui mi dedico, e quella di avere, al piano di d sotto, un nipotino di due anni, al quale dedico parte del mio tempo, visto che gli asili sono chiusi.
STEFANO

'Bisogna essere forti e reagire' Così tutti mi dicono, ma io mi sveglio ogni santo giorno con la voglia di piangere. le Lacrime scendono copiose, prima che i ragazzi si sveglino, sdraiata là sul mio maledetto divano. Poi Reagisco. Cerco di respirare, la testa scoppia, la pancia fa male, sarà lo stress. Ma non mollo. Voglio sognare, ballare. Non mi ruberai la vita brutto virus. Non prenderai chi amo. E piango. E subito dopo rido. Prima sbraito poi insulto. Ma non ce l'ho con nessuno o con tutti. Stancamente cerco di mettere ordine, ma non riesco. Provo a cucinare, ma a dire il vero ho solo voglia di vomitare. Non so cosa dire. Voglio dimenticare questo periodo. Voglio che torni tutto normale. Ma non smetto mai di combattere... spesso dormo anche durante il giorno per sentire meno dolore o metto le cuffie per inondare la testa di musica, invece devo solo aspettare. Aspetto il momento in cui dovrò portare il cane a fare un giretto e me a prendere una boccata d’aria. Quando quel momento arriva spesso non riesco a uscire, le gambe si fermano, le mani tremano, la pancia fa male. C'è il mare lì a farmi compagnia ad un passo da me e poi c'è Margot, il cane che non mi molla un istante, e il gatto Emma, che miagola tanto e nessuno sa il perché. Dai, forza che oggi è un po' nuvolo ma presto tornerà il sereno e mi aggrappo a ogni oggetto che mi racconta di me e di Silla, di noi prima di oggi, del nostro amore al quale non posso pensare di rinunciare....
S., CAGLIARI
Ciao! Io sono Mara e vivo in provincia di Bergamo. Già dicendo questo si può capire quanto il covid 19 stia influenzando il modo di vivere... Non sono mai stata una persona mondana e festaiola, anzi, ho sempre preferito starmene da sola o con pochissime persone fidate, ma non per questo gioisco della quarantena anche perché ok la solitudine, ma ogni tanto mi prendevo lo sfizio di uscire e andarmi a bere un caffè nel paese dove sono cresciuta....cosa che ora non posso più fare, persino i 10 minuti in coda alle Poste erano uno svago e ora son chiuse pure quelle... L’angoscia più grande non è il dover stare in casa, ma lo stare in una casa che non amo, in un paese che non amo e il via vai di ambulanze a sirene spiegate proprio fuori casa. Il peso più grande è invece il dover dividere questa casa con i miei genitori, non tanto per mia madre, ma sicuramente è pesantissimo dover sopportare mio padre. Un padre che non ha alcuna stima nei miei confronti e appena ne ha modo lo fa notare. Ho quasi 42 anni e secondo lui quelli della mia età dovrebbero avere casa/famiglia/figli....peccato che tutto questo mi sia stato tolto da decisioni proprio sue. Lavoravo con loro, ma 3 anni fa decisero di chiudere i negozi lasciandomi letteralmente col sedere per terra, non mi demoralizzai...forse ingenuamente credevo troppo in me e pensavo di trovare lavoro facilmente. Mentre spedivo curriculum ho deciso di imparare un secondo mestiere visto che non tutti cercavano commesse, così feci un paio di corsi da barista. Dopo lungo cercare mi assunsero per 1 mese di prova in un bar al centro commerciale in centro città...contratto a chiamata teoricamente, in realtà ogni giorno 12 ore di lavoro facendo apertura e chiusura locale, ma il problema non era questo, anzi mi piaceva talmente tanto che le 12 ore non mi pesavano. Il problema era il comportamento nei miei confronti dei titolari e di un dipendente: ero diventata bersaglio di battutine stupide da mattina a sera solo a causa del mio orientamento sessuale. Non li ho sopportati per tutto il mese di prova, al 13º giorno ho fatto le mie 8 ore di lavoro che mi sarebbero toccate e non ho fatto le 4 in surplus dando le dimissioni su due piedi. Ancora oggi quando racconto di questo lavoro sto male, non mi va giù. Per non restare a casa con le mani in mano decisi di lavorare online, il tanto temuto network marketing! Mi ha salvato la vita e tutt’ora è la mia valvola di sfogo. Tratto integratori e nutrizione e ho un sogno: avere una squadra lavorativa lgbtq+. Dobbiamo riprenderci in mano quello che altri ci tolgono, dobbiamo far vedere quanto valiamo, dobbiamo prenderci la nostra rivincita ma senza portarci astio e rancori dal passato. Qui nessuno ci giudica. Questo lavoro mi dà la forza di distrarmi da quello che c’è lì fuori casa e mi dà la forza di perseguire i miei sogni e dimostrare a chi in casa non crede in me che pure io valgo qualcosa. Non fatevi abbattere da giudizi e pregiudizi, da qualche parte una soluzione esiste sempre.
MARA,PROVINCIA DI BERGAMO

Mi auguro che finisca presto e che possiamo tornare alla vita di tutti i giorni e a godere delle nostre libertà.


Da un lato, la quarantena mi permette di scoprire a fondo me stesso e coltivare diverse passioni quali la lettura, la musica e lo studio delle lingue. Sto leggendo più del solito, ascolto nuovi brani e composizioni che mai avevo considerato e finalmente sto imparando il greco: una cosa che volevo fare da un anno, ma che la mia vita frenetica mi ha sinora impedito di fare. Ho scoperto anche il piacere di allenarmi a casa e mantenermi in forma. Non pensavo fosse così figo. Tuttavia la mia vita, da quando è iniziata la quarantena, è cambiata parecchio: non mi permette più di uscire e di vivere liberamente la vita LGBT e, quindi, la mia identità. Sono costretto a stare 24/7 in un ambiente religioso e conservatore, che mi non mi consente di essere ciò che sono a casa mia e mi costringe a fingere di essere ciò che non sono. Inoltre, abitare lontano dal mio fidanzato, l'amore della mia vita, non poterlo vedere, non potergli dare tutto il mio amore, tutti i baci e gli abbracci di questo mondo, non aiuta molto. Fortuna esiste internet, esistono i social network dove posso esprimermi liberamente, essere me stesso, almeno nel virtuale, e dove posso sentire il mio ragazzo ogni giorno. Mi auguro che finisca presto e che possiamo tornare alla vita di tutti i giorni e a godere delle nostre libertà.
A., VARESE
Ciao a tutti, il mio motto da quando ho contratto l'Hiv è #andràtuttobene ma... ve ne parlerò più avanti. Ho 22 anni e sono un ragazzo Gay sieropositivo. Sono uno studente di ingegneria. La mia vita è cambiata moltissimo, come la vita di molte persone sieropositive, essendo già debilitate a causa dell'HIV. Nella mia città non esiste il reparto di malattie infettive e sono in cura in un'altra città. Purtroppo dovrò affrontare un lungo viaggio in treno e non ho i dpi necessari per proteggermi adeguatamente per andare a fare le solite visite di routine al fine di ottenere il farmaco che mi salva la vita tutti i giorni ma, che allo stesso tempo, dà tanti effetti collaterali, comuni a chi fa una cura antiretrovirale da tanti anni, e come sempre, in silenzio, si va avanti e si affronta il tutto all'oscuro delle persone a cui vuoi bene, perché non dici nulla, perché hai paura dell'ignoranza di essere giudicato e anche discriminato e cerchi di essere sempre forte e a dare il massimo a lavoro e all'università anche se è difficile. Ci sono giorni in cui puoi dare il massimo e giorni in cui ti senti così spossato e stanco che tutto diventa pesante e tortuoso ma vai avanti lo stesso perché sai che è l'unico modo per combattere. Siamo stanchi di sentire ogni giorno che "Covid-19 come Hiv" perché non è così, ancora oggi è in atto una pandemia Silenziosa di Hiv, nel 2018 sono morti 770.000 persone a causa dell'aids. I raparti di malattia infettive cercano di sopravvivere perché ogni anno siamo sempre di più, i medici sono pochi e i fondi stanziati iniziano a essere pochi. L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) dichiara che le cause dei decessi sono dovute principalmente al ritardo nella diagnosi, all’interruzione del trattamento, a fallimenti virologici e immunologici nei pazienti in terapia. L’Oms stima che più del 30% delle persone che iniziano il trattamento per l’Hiv nel mondo ha una patologia avanzata con un severo indebolimento immunitario, condizione che rende questi pazienti particolarmente vulnerabili ad infezioni opportunistiche e più esposti al rischio di perdere la vita. Girando le scuole per vari progetti molti ragazz* non sanno cosa sono le malattie sessualmente trasmissibili, non sanno come si trasmettono ed è assurdo. Abbiamo molta strada da fare ed è impensabile tutto questo. Se il governo, i tg e la tv ne parlassero di più come per il Covid-19 molta gente oggi non morirebbe e molti ragazz* non vedrebbero la loro vita a 16-18 -20 anni rovinate da questa terribile malattia, perché SÌ, anche se vi sono le terapie che ti fanno vivere a lungo le discriminazioni che siamo destinati a vivere sono un tormento psicologico e sei costrett* a rimanere in silenzio e vivere tutto questo in solitudine e aver stampato in faccia un falso sorriso e a dire chi è accanto a te che va tutto bene e a te stesso che andrà tutto bene :) Grazie per l'opportunità.
M.





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#StorieArcobaleno

Mi chiamo Vincenzo e, in ottobre, compirò 58 anni. Da quasi 18 anni sono un pendolare dell'amore. Vivo la mia storia con Nino, di 20 anni maggiore di me, spostandomi ogni fine settimana dalla provincia di Cuneo a quella di Alessandria. Le condizioni per convivere sono sempre state sfavorevoli, anche per via del mio lavoro. Per noi i fine settimana insieme erano irrinunciabili. Ora, con il Coronavirus, viviamo divisi. Ci sentiamo un sacco di volte al giorno al telefono, anche per delle stupidaggini ma....mi mancano tantissimo gli abbracci, i baci, le carezze, il nostro svegliarci vicini ogni sabato e domenica mattina. Viviamo lontani fisicamente, ma vicini col pensiero. Abbiamo cani e gatti e sfoghiamo su loro gli abbracci, i baci, le carezze che non possiamo farci e darci noi. È difficile. Io, poi, ho un carattere troppo sensibile e fragile e piango spesso durante il giorno. Ho perso mia mamma per Alzheimer un anno e mezzo fa ed ora....mi tocca vivere questo incubo ad occhi aperti. Scrivo poesie e dipingo, oltre a lavorare da casa. Vorrei che tutto passasse in fretta per ritornare a vivere. E per abbracciare il mio bel compagno.
VICENZO, CEVA


Sono un lavoratore dipendente e come quasi tutti i miei colleghi siamo stati messi in smart working, peraltro, senza una buona organizzazione. Sto passando praticamente tutte le mie giornate a casa. Io tre anni fa sono uno di quelli che si è beccato l'epatite A, in quella fase epidemica che ci è stata tra il 2016 e il 2017, quindi in qualche modo sono abituato a un periodo di isolamento. Però non ci si abitua mai veramente. Solidarietà: va beh, diciamo, ciò una storia in corso, ma anche se abita abbastanza vicino a me, abbiamo deciso di non vederci fin quando le misure, diciamo restrittive, non sono sospese. Ci sentiamo, ci scriviamo, giochiamo a distanza, insomma, ecco.
ENRICO, ROMA


Buongiorno, sono Tiziano di Lodi. Qui è zona rossa da un bel pezzo. Ho la partita iva, un'attività commerciale e il lavoro è completamente fermo dal 15 febbraio, quindi io non incasso niente dal 15 di febbraio e nonostante tutto si continua a pagare perché qui, ad esempio, oggi mi è arrivata da pagare la Telecom. Per carità, ho quattro risparmi e viva Dio. Per il resto sono diciannove giorni che sono chiuso in casa da solo. Ho scorte alimentari per settimane e, come dicevo prima, al signor Guaiana io, personalmente, sono in solitudine perché, purtroppo, è dall'età di diciotto anni che lavoro, ne ho quaranta e ho già chiuso un mutuo. Ho puntato tutto nella vita sul lavoro e mi trovo da sola quarant’anni.
TIZIANO, LODI

Non ho una storia particolare da raccontare e, di conseguenza, da far conoscere ad altri! Sono moglie, mamma e nonna, ora sono rimasta sola, uno dei mie figli, che lavora all’estero, è tornato per darmi una mano e svolge il suo lavoro da casa! Io non ho scelta, devo restare in casa visto che ho sessantotto anni! Pazienza ho imparato nel tempo e con il lavoro che svolgevo in ambito sanitario, a sapermi adattare. Mi pesa un po’, sicuro ma non c’è alternativa! Andavo ovunque fino a quindici giorni fa, ora non più! Mi occupo della mia casa, poi leggo, scrivo, coltivo le mie piante e dalla mia finestra amo guardare il lento scorrere dell’acqua dell’Adige! Vi chiederete perché seguo le vostre «battaglie per i diritti che spesso vengono negati», semplice la risposta , «ho sempre amato le persone in generale e credo che vadano rispettate!» Tutto qui, ho avuto parecchie vicissitudini nella mia vita, purtroppo non sempre ci si può sottrarre! Non voglio dilungarmi oltre, questa mia storia non può essere utile a nessuno! Ciao.
LORENZA, VERONA
Sono il presidente dell'associazione Cuori In Versi Circolo Arco. Siamo nati da pochi mesi e ci occupiamo della tutela dei diritti delle persone glbtqi+ in provincia di Varese, attraverso varie iniziative tra cui l'uso dell'arte, della parola, del teatro e delle performance.
A livello fisico chiaramente non abbiamo più modo di incontrarci ma continuiamo a farlo con tutti i mezzi virtuali che abbiamo a disposizione.
ZEN

Per il momento in questo brutto periodo di COVID-19 la mia vita è tranquilla a casa da tre settimane (il 28 febbraio mi sono operato all'ernia inguinale). Sono un uomo gay a cui piace travestirsi (non sono drag queen, ma crossdresser). Avevo intenzione di uscire travestito a una festa qui in città ma con il corona virus le feste sono tutte bloccate o rinviate.
N., TREVISO


Anche se di solito lavoro da casa come libera professionista è difficile stare concentrata e dedicarsi alle attività di tutti i giorni.


Sono giornate complicate. Anche se di solito lavoro da casa come libera professionista è difficile stare concentrata e dedicarsi alle attività di tutti i giorni. Sono anche un'attivista per la comunità LGBTQI+ e non so come essere di sostegno in questo momento in cui tutti i rapporti sono sfilacciati e la distanza fisica rischia di diventare distanza mentale e umana... I social a tratti aiutano ma a tratti sono fautori di preoccupazioni e trattengono molta energia e molta concentrazione: come una calamita!
VALERIA, BOLOGNA

Credo di essere entrato in una specie di tornado, che mi sballottola contro tutto e tutti.


La mia vita è cambiata. Il mio compagno vive a 60 km da me. Gli ho impedito dal primo momento di vederci per nessun motivo, così come alla mia famiglia in quanto sono infermiere presso il reparto di psichiatria lavorante presso l'ospedale della mia città. Quello che sto avvertendo di più non è tanto solitudine quanto nostalgia. Di tutte le piccole cose. La scelta di autoisolarmi al massimo è dettata dal fatto che potrei essere positivo asintomatico. In tutto questo sto assistendo a debite distanze la mia collega covid +, quarantena a casa con la sua famiglia. Credo di essere entrato in una specie di tornado, che mi sballottola contro tutto e tutti.
FRANCESCO, ALESSANDRIA

Ciao, il mio nome è Gaia e ho quasi 19 anni. Questa situazione è molto estenuante, perché come tutti anch'io non posso vedere persone importanti per me, compresa la mia crush (la mia, non il mio!). La conobbi in un viaggio studio fatto la scorsa estate, e devo dire che non è stato amore a prima vista, poiché ero in una sorta di confusione, che mi afflisse per un periodo medio, diciamo così. Ebbene sì, ora sto scoprendo pian piano il mio orientamento sessuale, anche per mezzo di fattori personali subentrati da un bel po'. Beh, spero di vederla il più presto possibile, perché mi manca davvero! Per ultimo, ma non per importanza, spero che questa quarantena finisca il più presto possibile, perché voglio godermi nuovamente (e per bene) gli ambienti esterni. Ecco la breve storiella! spero vi «piaccia», ad ogni modo :)
GAIA, AVELLINO

 dato che a marzo sarebbe scaduto comunque il mio contratto, hanno deciso di lasciarmi a casa.




Ciao, mi chiamo Erica, ho ventiquattro anni, abito a Monza, però al lavoro a Milano da quattro anni. Sono bisessuale e faccio parte del Comitato Rete Brianza Pride che ha organizzato il primo Pride a Monza. Lavoro da quattro anni come contratto a chiamata. Gli ultimi due anni nella stessa azienda e dato che a marzo sarebbe scaduto comunque il mio contratto, hanno deciso di lasciarmi a casa. Mi hanno già avvisata che non mi rinnoveranno e quindi la mia vita è cambiata nettamente, anche perché a settembre avrei voluto cominciare ad andare all'università, cosa che non mi potrò permettere, purtroppo. La vita nella nell'organizzazione del comitato è cambiata nettamente. Stiamo facendo una fatica immensa per tenerci tenerci occupati e tenere il contatto.
ERICA, MONZA
Ciao, sono il presidente di una associazione LGBTI+. Grazie dell'opportunità. Il nostro comitato si è attivato già dai primi giorni di limitazioni a febbraio, sostituendo le nostre riunioni settimanali (gruppo trans, riunione generale, gruppo migranti e gruppo giovani) con delle dirette su FB e IG che abbiamo chiamato, scherzando, «Amuchina video party». Prima, dalla sede con due o tre persone a debita distanza, poi da casa. Non pensavamo onestamente di dover andare avanti così a lungo in questa situazione, ma da subito abbiamo deciso di mantenere la nostra attività di connessione sociale e non abbandonare chi a noi fa riferimento. Un esempio è la difficoltà delle persone trans* rispetto al reperimento dei farmaci, visto che da subito abbiamo visto come gli appuntamenti per rinnovare i piani terapeutici sono scomparsi dalle agende. L'unica soluzione è fare rete e scoprire a chi ci si può rivolgere per un aiuto. Non è facile, e qui c'è stato letteralmente un abbandono di campo da parte di chi doveva assicurare servizi di questo genere. Presto sono emerse anche richieste di ascolto di persone giovani bloccate in casa in situazioni di tensione legate al coming out o all'accettazione. Se prima c'era un «fuori» in cui vivere una vita più libera, ora si è bloccati in famiglia, il che non è necessariamente il luogo più sicuro per il benessere di una persona LGBTI+. Tuttavia a mio avviso la parte più importante del lavoro che stiamo facendo riguarda il gruppo migranti (cui fa riferimento una sessantina di persone della regione e oltre): oltre a informare su ogni nuovo decreto e rassicurare chi ha avuto preoccupazioni, abbiamo fatto pervenire derrate alimentari e piccoli aiuti economici a 12 persone che sono fuori dai percorsi di accoglienza e non hanno mezzi di sostentamento. Facciamo avere riso, scatolame, conserve, frutta, farmaci da banco a chi non ha alcuna protezione e già prima viveva al limite. Questo è possibile grazie all'impegno di alcune persone a noi associate... ma presto dovremo inventarci altre forme di sostentamento. Anche questi sono gli effetti dei decreti Salvini, la cui abolizione, diciamocelo, non è stata una priorità reale del movimento LGBTI* italiano, a parte poche voci. La verità è che noi abbiamo poi una forma di protezione, in quanto cittadin* italian*. Gli altri sono per molte associazioni meri utenti di sportello. Lontani dagli occhi, lontani dalle nostre lotte. Intanto però uno dei nostri ragazzi ha ricevuto un verbale dalla polizia perché in stazione «senza una ragione di necessità e lontano dal domicilio». Vive per strada, che doveva fare? Stiamo cercando di trovargli una sistemazione, ma non è facile. Personalmente ospito da tempo 2 migranti nigeriani gay, i quali, se no, sarebbero per strada. La convivenza è ovviamente diventata più intensa ora, così come la preoccupazione economica per il futuro (sono una partita iva che ha perso già a febbraio il 90% del lavoro...); però a che serve avere una stanza degli ospiti se non la usi qualcuno rischia di restare sulla strada? La mia maggiore preoccupazione è sapere quante altre persone sono isolate. Non riusciamo a raggiungerle: troppo lontane, pochi contatti, pochi strumenti, anche in termini di scolarità. La quarantena non è uguale per tutt*. Anzi. C'è chi ha già bruciato i miseri risparmi e faticherà a pagare l'affitto di un posto letto la settimana prossima, perché non si può più fare dei lavoretti o chiedere l'elemosina davanti al supermercato. Io so che ne usciremo, e ripartiremo. Vorrei solo che questa pausa forzata aiutasse il movimento a smettere di guardarsi l'ombelico, e ad alzare la voce per difendere chi già prima non era ascoltat*, e ora rischia di non riuscire nemmeno a sussurrare.
ALBERTO, REGGIO EMILIA
Ciao sono un uomo gay single e volevo raccontarvi la mia esperienza durante questa emergenza per il COVID-19. Dal punto di vista economico sono molto preoccupato: lavoro come cameriere stagionale ma quest'anno sarà molto difficile trovare un impiego perché la stagione turistica chissà quando e se inizierà. Per carattere sono molto timido, sono sieropositivo, pieno di paure per il mio futuro e questa situazione di isolamento non mi sta aiutando. Fortunatamente, la tecnologia ed i miei amici di Pianeta Milk mi permettono di restare in contatto e di scambiare opinioni, condividere i miei timori e scambiare quattro chiacchiere. Vivo a casa con i miei anziani genitori, loro sanno di me da anni ma non ne parliamo mai molto in verità. Con loro a volte ho un rapporto conflittuale, anche se in questo periodo di quarantena le cose non vanno poi così male, mi sto impegnando a essere un po' più aperto con loro. Per ingannare il tempo ho deciso di fare alcuni piccoli lavori di manutenzione e mio padre, sembra avere molto apprezzato. Cerco di riprendere il nostro rapporto familiare. Forse qualcosa di buono uscirà. Spero che questo periodo passi presto. Se volete chiedermi come va dal punto di vista sessuale la risposta è ZERO! Solitudine completa 😄 Giusto per sdrammatizzare un po'.
S., VERONA

La mia vita è cambiata tantissimo e ogni giorno cambia ancora di più. Sono una noiosissima etero e pure spostata (felicemente) ma vivo questo momento come tutti voi, senza distinzione di genere, religione, nazionalità o appartenenza qualsiasi, in bilico fra il vedere l'opportunità di un cambiamento epocale in positivo e il rischio di cadere in un baratro più grande di tutti noi messi insieme. Ci sono bellissime storie di solidarietà e nel contempo storie di assurdi egoismi che nascondono paure primordiali incontrollabili. Tutto ciò rende spaventosamente evidente la fragilità del genere umano e la assoluta necessità di vivere all'interno di un gruppo che ci sostiene. Che si possa riscoprire questo gruppo è il mio sogno, gruppo inteso come l'intera umanità senza distinzione. Vi ringrazio per l'opportunità di esprimermi.
BABETTE, MILANO

Il mio nome è Anna. La mia vita durante la quarantenne non è cambiata tanto. Sto andando avanti grazie alle amicizie vere, i famigliari e il supporto psicologico. Quello di cui risento è il fatto di non poter vivere gli eventi ludici dell’Arcigay e soprattutto di vedere gli amici e di non poter vedere le ragazze, perché mi piacerebbe avere di nuovo esperienze e relazioni con ragazze dal vivo, appuntamenti. È questo di cui risento. Comunque, scrivo poesie, ho un mio blog, la mia pagina Facebook e scriverò una novella sul poliamore, la figura materna e' la amicizia femminile, nonché l’amore lesbico. Io concludo qua il vide. Andrà tutto ok. Dobbiamo tener duro. Questa quarantena e pandemia finirà.
ANNA, MANTOVA

Sono una ragazza bisessuale di 25 anni, quasi 26, ma la prossima settimana festeggerò il compleanno da sola, senza amici. Forse verrò un po' risollevata da una videochiamata. Soffro di depressione e da diversi mesi sono in una fase critica che mi rende incapace di fare qualsiasi cosa che di solito mi appassiona. Da un certo punto di vista, ero già in quarantena prima del decreto, viste le innumerevoli giornate sprecate a letto, al buio, nel vuoto. Eppure da quando non posso uscire nemmeno per andare a lezione di canto e teatro sto peggiorando. La depressione peggiora e trovare aiuto è più difficile. Il covid-19 è un'emergenza gravissima, terribile, ma immagino che ci siano altri nelle mie condizioni lasciati a se stessi e al loro dolore. Mi manca il ragazzo che frequentavo, rimasto in un'altra provincia: rischiarava un po' l'oscurità in cui sono intrappolata. Se prima ero in gabbia, ora hanno tolto anche l'aria.
V., PROVINCIA DI TRENTO

Ciao noi stiamo bene siamo anziani questo virus fa paura quindi evitiamo di uscire tranne che per fare la spesa o andare in farmacia.
ANNA, LIVORNO
Ciao a tutte e a tutti, sono Federico. Io avevo in Calabria e devo dire che sto affrontando in maniera relativamente serena l'emergenza Coronavirus. Sarà che in questa zona si percepisce di meno l’emergenza, ma mi sembra che ci sia un grado di consapevolezza maggiore rispetto ai rischi del contagio, perché siamo ben consapevoli che purtroppo in Calabria le strutture sanitarie sono abbastanza precaria. La sanità è stata completamente disintegrata, per cui la paura sta giocando il ruolo fondamentale. Io da libero professionista cerco di lavorare da casa per quanto possibile. Ovviamente è difficile riuscire a fare tutto.
FEDERICO, COSENZA


Dovrò ricordarmi di questo momento. Il sole e il vento fresco, caldo e fresco mentre guardo le piante e mangio, da solo, come sempre, all'aperto, sul mio terrazzo... Il cielo è terso. I palazzi mi salutano con i loro occhi indifferenti. Il Vesuvio è solo una montagna sterile, bruciata per mano dell'uomo, per la prima volta nella sua storia. Per me non è cambiato molto. L'isolamento sociale di cui mi circondo mi difende dalle aggressioni sottili, peggiori delle polveri, e da quelle grossolane, che comunque prima o poi arrivano. D'altra parte ormai ho superato la soglia d'attenzione di eventuali partner, che non sono mai stati esattamente in fila ad aspettarmi neanche quando avevo 24 anni ed avevo finalmente accettato di farmi amare da chi mi piace davvero. Non sono anancastico e neanche anaffettivo. Ho dei toni autistici, dalla pignoleria alla logorrea, che rendono davvero difficile la mia presenza, ma in ogni caso vado avanti da sempre con tutte le risorse che ho a disposizione e sono pure molto fortunato. Ho questo terrazzo, questo sole, questa mia dorata solitudine. In effetti ho molti più vantaggi dall'epidemia di quanti mi aspettassi. Se non fosse per la monotonia di social e mass media che rendono impossibile rilassarsi con testi variegati e novità dal mondo, ormai tutto concentrato davvero sul proprio ombelico virale, ho perso molto meno di altri e guadagnato qualcosa. Faccio il dottore di periferia, a rischio al momento molto basso, anche se le mascherine di mia madre, che io coloro con dovizia, sono di più di quelle che ricevo dalla ASL. Pazienza, almeno arrivo sul posto di lavoro in tempo record, mentre di solito passo oltre due ore nella mia vita perso nel traffico. Non mi manca neanche la bicicletta, visto che quelle rare volte che la uso ne approfitto e ci vado a lavoro. D'altra parte sono un fissato e ci avevo fissato proprio un cartello sopra la borsa davanti: "vado a lavorare in bicicletta". La cosa migliore è che non sono più obbligato a pensare di dover avere una vita sociale, ad esempio. Ogni fine settimana della mia vita mi sono torturato chiedendomi perché gli altri escono e a me davvero fa ribrezzo l'idea di stare in compagnia di masse vaganti che da adolescente sprezzamente chiamavo gregge. Siccome non bevo, non mi drogo, non prendo neanche il caffè, non ho davvero modo di socializzare e sembra invece che sia quello il modo più efficace e comunque preteso dalla cosiddetta norma sociale. La mia sindrome di Cenerentola mi protegge da sempre. Alle 11 di sera divento una zucca. E se prima mi lamentavo per finta che per questo non potevo trovare un fidanzato, adesso sono l'unico che non sbaglia. Dei miei pazienti, riflettevo, sono guariti gli ossessivi e i paranoici. Hanno vinto loro. Pulire la casa continuamente e stare lontani dagli altri è esattamente quello che si deve fare oggi... Andare a teatro era un mio hobby, ma in realtà avendo vissuto tanti anni ho visto tutto quanto di meglio l'umanità abbia prodotto ed anche molti spettacoli di pessima qualità. I film fantasy sono ormai datati, e con Hollywood paralizzata dovrò vedere all'infinito le stesse scene, che comunque ricordo già a memoria dopo la prima volta che le ho viste. Anche la musica la ricordo, anche se con minore efficacia mnesica. I giochi ossessivi sul computer mi divertono tre minuti al massimo, finché non mi annoio per la loro evidente ripetitività o per le pubblicità che abusano della mia scarsa pazienza. La piscina forse mi manca di più, soprattutto per quel vago dolore alla schiena che mi attanaglia da tempo e che risollevava il mio incedere flessibile nell'acqua. Il sole è un mio dermatologico nemico. Se non ci fosse questo vento fresco ad obbligarmi alle maniche lunghe dovrei stare dentro a godermi dalle ampie vetrate lo stesso panorama di cemento e montagne. Le luci del tramonto e dell'alba mi sorprendono sempre. Così mutevoli e mute. La voce umana invece non la apprezzo e la dovuta lontananza di due metri mi rende orgoglioso della mia asprezza. Odio gli abbracci, perché se producono la necessaria ossitocina, utile per relazionare, nel mio caso il medesimo ormone ottiene l'effetto di irritarmi. Attendo una cura, ma credo che sarà posticipata. I miei sogni a puntate, magari partiti da una nottata di colite, mi affiancano e divertono più dei telefilm, lo ammetto. Il passaggio tra una notte e un'altra mi consente di fare flashback e magari cambiare in modo più o meno consapevole dei dettagli del sogno medesimo; come un regista alla ricerca del lieto fine o della suspense verso chissà quali novità di sceneggiatura regalate dall'inconscio. Il mio flusso di scrittura mi appaga. E' un'estensione della mia logorrea, ma finalmente diventa concreto grazie alla velocità delle mie dita ed è leggibile, a differenza della mia grafia storpia e caotica. La sfida in rete ho capito che finirà malissimo. La rabbia, l'ignoranza e la malafede di gruppi ben organizzati di disturbatori funziona. Le regole di questo enorme mondo da psicanalizzare che è la mente collettiva riversata sui social media sono già note a tutti i principali politici dell'odio e a poco serve l'amore che non so mai esprimere o la logica, che è la più facile da rovesciare di un calzino, grazie a banali trucchi di retorica. Perfino banali sofismi, anche quelli costruiti male, funzionano meglio di un messaggio di speranza o di saggezza. L'effetto è che l'umanità decade e un virus la decima infinitamente. Almeno spero, ma poi mi ravvedo considerando che i danni dello sfruttamento del pianeta e degli uomini tra loro continuerà in nome dello spread e dei ridicoli status smbol. Davvero credete che uscirete da questo incubo con un flashmob? Se non imparate a leggere testi anche più complessi di questo ed a trovare la serenità di giudizio, piuttosto che la rapida reazione del vostro stomaco acido, offrirete al mondo solo la vostra colite e spasmi di nulla senza fine. Lo scopo della vita, d'altra parte, non esiste. E la fine della civiltà occidentale potrebbe anche non essere ricordata da una futura dittatura sovietica o islamica. La Damnatio Memoriae è efficacissima. Non farmi esistere è il trucco usato da tutti per maltrattarmi fin da piccolo. A volte ostentano urla da pescivendole alcune donne o ruggiti da animali alfa feriti i cosiddetti maschi. Il nulla nel quale mi sono sempre sentito a mio agio, d'altra parte, non è il luogo dove mi cacciano loro, ma quello dal quale emergo quando loro mi maltrattano. Di solito gli ignoro, in modo del tutto passivo. Il mondo non esiste, solo il flusso di coscienza che imprimo sulla tastiera. Gli effetti sul mondo essendo scarsi io resto qui relegato a re del mondo. Paradosso evidente a chi abbia letto delle proeizioni infantili di un pilota francese disperso nel deserto. Ah la mia rosa.... No non mi sono mai preso cura di nessuno per cui non ho una rosa del cui amore disperarmi a distanza. Le mie amicizie rade, meno numerose delle dita di una mano monca. Perfette. Da sempre rinnovate ad ogni generazione o cambio esistenziale con altre anime perse in qualche modo, tutti esuli dal mondo per sanificazione involontaria. Insomma disturbi di personalità ed orsi di ogni genere. La mia famiglia. Quella nella memoria da bambino era piccola e solidale. Divisa nel troncone materno e in quello paterno. Entrambi costellati da cugine alle quali, ovviamente, non mi legava nulla se non una rara competizione intellettuale. Da decenni sono ricordi, che non potranno tornare. Neanche il Virus catastrofico ha riunito i nuclei parcellizzati dell'esistenza monca cui ci condanna l'occidente. Il mio nucleo erratico di Una Nonna, l'ego Zio e una Nipote, ha concluso il suo breve ciclo. Dettagli certi non lo rinnoveranno con l'ultimo scampolo della genetica matriarcale. Ed anche questa pace ritrovata la festeggio con questo scritto ignobile, abbandonato alla furia nullificatrice , al flusso eracliteo dei social. Ho una memoria elettronica. Nessuno storico la ricercherà e le rare mie foto finiranno prima o poi al macero, inesorabilmente. Io spero sempre che uno dei sogni ricorrenti si avveri e che la tecnologia allunghi l'esistenza e mi permetta di ritrovare un corpo più giovane ed efficiente, guardandomi bene dal curare la mia mente, ma preservandone la ricca memoria. Invece insisto e provo a curare gli altri, un po' per lavoro, un po' per pignoleria. In fondo la maggior parte delle patologie dipende da comportamenti autolesionisti, altre dai maltrattamenti subiti e quindi è facile pensare di costruire qualcosa di utile per gli altri a nome di Medici e Personale Sanitario LGBTI o gafriendly, ma questa gente ha paura, altro da fare, sono terrorizzati per la propria carriera, che sarebbe ostacolata o peggio da un Coming Out. Essere LGBTI e sapere curare gli altri è una colpa che i sanitari LGBTI non sono disposti ad espiare e così la ragione dei nostri Diritti Sanitari è appesa al palo delle poche persone che mi aiutano. Il nulla in cui viviamo d'altra parte non sarà diverso dal nulla della morte, ma in questo nulla c'è la luce e il buio. L'arcobaleno e il silenzio. Non esiste il silenzio nel nulla. Fidatevi...
MANLIO, NAPOLI





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